Media Piuma di Roahn Johnson

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  • Caricato 24 settembre 2016

Una invasione di paperelle gialle sul red carpet della Mostra del Cinema. Al Lido è il turno di “Piuma”, di certo il film italiano in concorso più atteso. E quello che ha diviso maggiormente critica e pubblico.

Piuma è una pellicola il cui titolo non tradisce le promesse. Nel suo terzo lungometraggio Roan Johnson conferma l’interesse per la commedia generazionale, ma soprattutto dimostra mestiere nella gestione del set e una profonda conoscenza del linguaggio filmico nelle sue varie fasi, riuscendo nell’intento di affrontare temi attuali con leggerezza e verve comica. Il film ha più volte strappato applausi a scena aperta e risate liberatorie. Eppure l’argomento affrontato è più che serio, oltre che fresco di polemiche social causa il dibattito sul Fertility Day: diventare genitori, e perlopiù in età precocissima. Scoprire insomma di aspettare un bambino a pochi mesi dall’esame di maturità, e trovarsi a fronteggiare le responsabilità di una nuova vita in arrivo quando la propria è ancora tutta da costruire, come se l’inizio dell’una sancisse la fine dell’altra. Lo stesso Johnson ha dichiarato che l’idea del film è nata dall’urgenza di confrontarsi con la paura di diventare genitori: ma più che le problematiche materiali e la mancanza di sicurezze economiche, è la perdita della libertà nel disporre pienamente del proprio tempo che sembra affliggere i protagonisti della storia (e non solo).
Ferro (soprannome romanesco da Ferruccio) e Cate vivono ancora la loro dimensione adolescenziale, piena di delicatezza, incoscienza ed egoismo: ad esempio il loro cruccio maggiore, una volta appresa la notizia, è quello di dover rinunciare al viaggio post diploma.
Il film ha anche dei momenti lirici e visionari, in cui i due ragazzi immaginano di nuotare in una piscina immensa quanto la città, che fa da fondale. E da qui l’aggancio con le paperelle che, senza rischio spoiler, possiamo dire essere legate a una improbabile tesina da presentare all’esame di maturità.
Piuma è il nome scelto da Ferro e Cate per la loro bimba, un nome lieve che fa da contrappeso alla situazione di precarietà che pare attenderla, da ogni punto di vista. Forse, sperano con ingenuità e saggezza i due futuri genitori, uno strumento in più per librarsi sulla vita.

DAL 20 OTTOBRE AL CINEMA

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