Media La memoria dell'acqua

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  • Caricato 03 maggio 2016

L'oceano nasconde la storia di tutta l'umanità. Il mare contiene tutte le voci della Terra e di coloro che provengono dallo spazio esterno. L'acqua riceve impulsi dalle stelle e le trasmette alle creature viventi. L'acqua, in Cile, detiene anche il segreto di due misteriosi bottoni che sono stati ritrovati sul fondo dell'oceano. Il Cile, con le sue 2670 miglia di costa e il più grande arcipelago del mondo, presenta un paesaggio soprannaturale. In esso vi sono montagne, vulcani e ghiacciai, che conservano le voci dei popoli indigeni della Patagonia, dei primi marinai inglesi e dei prigionieri politici.
La memoria dell’acqua è un documentario che racconta parallelamente due massacri: quello degli indios della Patagonia, una civiltà ormai scomparsa, il popolo dei Selknam di cui oggi non è rimasto nulla - solo sette discendenti superstiti, memoria vivente delle loro tradizioni, della loro lingua, del preistorico “canto dell’acqua” -; e il massacro dei desaparecidos di Villa Grimaldi a Santiago, il grande centro cileno di detenzione e tortura sotto la dittatura di Pinochet, la cui memoria riappare dall'acqua, da due bottoni di madreperla incrostati nella ruggine di una rotaia in fondo al mare.
Vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale 2015 come migliore sceneggiatura, La memoria dell’acqua è molto più che un documentario. Come tutte le opere di Patricio Guzmán - pensiamo al magnifico Nostalgia della luce - si tratta di viaggi, esperienze sensoriali, testimonianze vive fatte di luci, colori, suoni, immagini che restano impresse.

La memoria dell'acqua
(El botón de nácar, Francia-Cile-Spagna 2015)
Regia di Patricio Guzmán

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