Media Frankestein

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  • Caricato 25 marzo 2016

Nato nel 1816 nel corso di un singolare brainstorming letterario sul lago di Ginevra - evento narrato da Ken Russell nel film Gothic del 1986 -, il Frankenstein di Mary Shelley è uno dei miti del fantastico più longevi e fortunati. Nell’arco di due secoli il suo nome è stato sempre più associato al mostro e sempre meno al suo creatore, il mad doctor Victor Frankestein, e al cinema reso immortale da decine e decine di film, sui quali spiccano i capolavori di James Whale del 1931, la bella rilettura di Terence Fisher del 1957 e l’impagabile parodia di Mel Brooks del 1974, Frankestein Junior.
Bernard Rose traspone la storia ai nostri giorni in un film a basso costo ma dalle idee potenti, un piccolo cult indie in cui è una stampante 3D a plasmare la creatura, cellula dopo cellula, fino alla creazione stessa della vita. E in questo Frankestein ciò che vede la luce non è un mostro bensì un essere bellissimo e apparentemente perfetto, dalla forza sovrumana e dalla capacità intellettiva di un neonato, destinato come da copione ad essere rifiutato da un mondo ostile e malvagio e quindi spinto alla violenza.
Regista non classificabile, capace di spaziare dall’horror più efferato a melense biografie di Beethoven e Paganini, Rose torna all’horror urbano del suo film più riuscito - Candyman - Terrore dietro lo specchio del 1992 -, e nonostante qualche impaccio nella seconda parte non delude.

Frankenstein
(USA 2015
Regia di Bernard Rose
Con Xavier Samuel, Carrie-Anne Moss, Danny Huston, Tony Todd, Maya Erskine, Matthew Jacobs, Mckenna Grace, James Lew, Carol Anne Watts

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